Neuro Awards

Neuro Awards

L’impatto che un prodotto audiovisivo ha sul pubblico, o su un’eventuale giuria in caso di concorso, è dato da molteplici aspetti che concorrono a crearne la percezione. Le opinioni espresse dagli spettatori successivamente alla visione, però, spiegano solo una parte della loro reale percezione: molte opinioni, infatti, nascono a un livello inconscio inaccessibile alla parte razionale. Nel prendere atto di questo fenomeno si è diffuso, sino ad arrivare alle produzioni hollywoodiane, lo studio delle reazioni fisiologiche degli spettatori tramite Neurotecnologie, in modo da ottenere una valutazione più approfondita dei prodotti audiovisivi. In tale panorama si inserisce la collaborazione tra Brain2Market e CC-CP (Contest Creativi & Creative Production), la nuova società specializzata in Video Crowdsourcing al servizio di brand e agenzie. Attraverso l’applicazione delle Neuro Tecnologie ai contest creativi è possibile rilevare le valutazioni neurofisiologiche con specifico focus sulla misurazione dei segnali attentivi ed emotivi. Gli spettatori selezionati, non necessariamente coincidenti con la giuria tradizionale, vengono sottoposti alla visione dei progetti in concorso (risultati aggregati e anonimi) mentre indossano occhiali EyeTracking (movimenti oculari), caschetti EEG (ElettroEncefaloGrafia) e altri biosensori (GSR, PPG). Le valutazioni neurofisiologiche non interferiscono con le valutazioni tradizionali, ma definiscono una valutazione parallela integrativa, configurabile come analisi indipendente e innovativa, o come eventuale strumento di supporto e consultazione per la giuria tradizionale. I risultati riportano i percorsi attentivi degli utenti per ogni video analizzato, con una possibile analisi sulla visibilità del brand/prodotto, analisi della regia/montaggio o qualunque fattore si desidera approfondire. Gli indicatori emozionali e cognitivi forniscono per singolo video analizzato i valori di intensità emotiva, positività vs. negatività (attrazione vs. repulsione) e carico cognitivo (fatica). In particolare...
Progetto CREA

Progetto CREA

La quantità e la varietà dei contenuti pubblicitari ai quali siamo esposti è aumentata in modo esponenziale. Al contempo, è calata la soglia di attenzione delle persone, che sono sempre più critiche ed esigenti nei confronti dei Brand e delle loro comunicazioni. In questo contesto, diventa sempre più importante concentrarsi sul contenuto e sulla forma della comunicazione, sulla sua CREATIVITÀ, che è oggi probabilmente l’aspetto che fa più la differenza nel generare attenzione e nel creare engagement con il potenziale consumatore. Brain2Market e Eumetra Monterosa hanno messo a punto CREA, una soluzione efficace per la valutazione e l’ottimizzazione della CREATIVITÀ nella comunicazione, utilizzando in modo integrato il meglio delle tecniche di Neuromarketing, ricerca qualitativa ed estensiva. Be...
DEM o SPAM?

DEM o SPAM?

Anche la mente ha un filtro anti-SPAM, che rischia di bloccare le migliori campagne DEM Il Direct E-mail Marketing (DEM) è una forma di comunicazione pubblicitaria che avviene tramite posta elettronica e, dal momento che le e-mail vengono inviate solo a utenti selezionati e geolocalizzati, è uno strumento adatto a colpire target specifici. Le campagne DEM veicolano informazioni commerciali e promozionali, anche per periodi ristrettissimi, quindi anche sotto questo aspetto si differenziano dagli altri canali di comunicazione. Le caratteristiche esposte sono il motivo per cui questo strumento si è diffuso in maniera esponenziale, infatti, a differenza delle più generiche pubblicità display (che finiscono spesso per essere oscurate dalla banner blindness) il fatto di rivolgersi direttamente a un target predefinito di utenti si è rivelato estremamente efficace. Parallelamente alla loro diffusione, però, gli utenti hanno iniziato a interpretare le DEM come SPAM (messaggi non desiderati) inficiandone quindi l’efficacia. Secondo uno studio pubblicato da Marketingsherpa (istituto di ricerca statunitense), molti destinatari delle DEM decidono di contrassegnare le e-mail ricevute come SPAM, a causa di diversi motivi. Innanzitutto la frequenza di invio: il 45,8% sostiene di ricevere troppe comunicazioni e troppo spesso. Il 31,6% degli utenti, invece, dichiara di contrassegnare le email ricevute come SPAM a causa di contenuti ritenuti irrilevanti, mentre il 10,4% perché le considera “impersonali”. Per evitare questo fenomeno è necessario rimettere gli utenti al centro dell’esperienza, esaminando meglio l’effettiva percezione delle comunicazioni a loro rivolte. Proprio in questo contesto si inseriscono le Neuro Tecnologie. Rilevando le reazioni biologiche del target di riferimento sottoposto a diverse tipologie di DEM, è possibile comprendere come superare i bias cognitivi e individuare le euristiche più efficaci per realizzare...
Neuro-Politica e Social Network

Neuro-Politica e Social Network

Nell’era della comunicazione social la politica deve applicare strategie di marketing vincenti per comunicare in rete.   Ogni giorno, utilizzando i social network, ci imbattiamo in un continuo “cinguettio” di tweet e post pubblicati dai politici, che, non appena condivisi, diventano immediatamente oggetto di riferimento per gli altri media. L’utilizzo dei social media all’interno della comunicazione politica detiene diversi vantaggi rispetto alle altre forme più tradizionali di comunicazione: innanzitutto accorcia la distanza tra i cittadini e i politici, permettendo un’interazione personale altrimenti impossibile; in particolare i personaggi politici possono esprimersi in prima persona senza ricorrere a mediazioni esterne, aumentando quindi la percezione di “prossimità”. Tale aspetto viene rafforzato anche dal linguaggio utilizzato, cioè quello quotidiano – tipico dei social – che permette una comprensione universale dei messaggi e quindi un avvicinamento a tutti i cittadini. Infine, le reazioni di questi ultimi (like, condivisioni, commenti) possono essere costantemente monitorate dai media in modo da tratteggiare le posizioni favorevoli o contrarie. E’ proprio questa interazione sui social network e il relativo “ascolto della rete” che permette di rielaborare il feed back degli utenti per trarne suggerimenti sulla comunicazione futura. Ma questa è un’analisi correttiva, che può avvenire solo dopo la pubblicazione. Attraverso l’utilizzo delle Neuro Tecnologie, metodologia di ricerca già ampiamente sperimentata in diversi ambiti della comunicazione, anche politica, è possibile analizzare i post prima che vengano pubblicati, in modo da ottimizzarne l’effetto e creare un efficace “pre-ascolto della rete”....
Digital vs. Print. Ragione ed emozione.

Digital vs. Print. Ragione ed emozione.

La potenza della comunicazione digitale è oggettiva, ma è realmente più efficace rispetto a quella stampata? In un contesto sempre più digitalizzato anche il settore della comunicazione, intesa in ogni sua forma, ha costantemente abbandonato i vecchi formati cartacei in favore di DEM (Direct Email Marketing), web ad, cataloghi digitali. La continua affermazione dei device mobili ha completamente trasformato il panorama della comunicazione, e il trend degli ultimi anni aveva alimentato la previsione che il digitale, a causa delle sue peculiarità tra cui spicca la pervasività, avrebbe completamente sostituito la carta stampata. Ma il digitale, rispetto a mezzi di comunicazione più tradizionali, è realmente sempre vincente? Con la diffusione delle Neuro Tecnologie è stato possibile indagare la reale percezione del pubblico nei confronti delle due differenti forme di comunicazione. I risultati emersi palesano l’estrema differenza tra i due formati e giungono a una conclusione inaspettata: anche se i consumatori trascorrono sempre più tempo utilizzando dispositivi digitali, il mezzo cartaceo può colpire la nostra percezione in modo estremamente più potente. In dimostrazione a questa tesi sono state condotte alcune ricerche: diverse forme di comunicazione/pubblicità, proposte sia su mezzi digitali che fisici, sono state somministrate ad alcuni soggetti, le cui reazioni venivano rilevate tramite Eye Tracker e caschetto elettroencefalografico (EEG). I risultati sono eloquenti: in diversi ambiti la comunicazione cartacea ha un’influenza maggiore rispetto a quella digitale. Innanzitutto i soggetti hanno dimostrato di trascorrere una maggiore quantità di tempo a visionare il mezzo cartaceo e di ricordare meglio le informazioni in esso contenute. Inoltre, analizzando le reazioni cerebrali rilevate con il caschetto EEG, è emerso che tramite il mezzo cartaceo il...
Aesthetic-Usability Effect

Aesthetic-Usability Effect

L’estetica è un aspetto fondamentale nel design di un’interfaccia, una potenzialità che può però trasformarsi in un limite mascherando la reale (non) usabilità dello stesso. L’aesthetic-usability effect  è una teoria confermata secondo cui gli utenti hanno la tendenza a percepire ciò che è esteticamente bello come più funzionale, anche quando è oggettivamente poco efficace. Questo perché l’estetica inconsciamente “maschera” i difetti di usabilità, che di conseguenza vengono maggiormente tollerati. Una risposta emozionale positiva a un visual design di qualità provoca quindi una sorta di “effetto alone” per cui un sito esteticamente bello può essere sopravvalutato e considerato anche ben strutturato (pur non essendolo). Partendo da questo assunto si potrebbe dedurre che per accrescere il gradimento di un’intefaccia web sia più importante concentrarsi sull’estetica piuttosto che sulla funzionalità, ma questo sarebbe ovviamente un grave errore. E’ evidente che le interfacce con gravi problemi di usabilità (o quando la stessa è sacrificata in virtù dell’estetica) portano gli utenti ad infastidirsi. Quando si crea una condizione di frustrazione a causa di una navigazione complessa, anche l’eventuale approvazione estetica perde di importanza e l’utente sarà istintivamente portato ad abbandonare la navigazione. Le considerazioni esposte sono estremamente importanti per quanto riguarda le ricerche di User Experience (UX). Nella fase di valutazione di un’interfaccia web, infatti, il giudizio sull’usabilità della stessa verrà fortemente condizionato dalla sua piacevolezza estetica, non permettendo quindi di comprendere le reali problematiche in essere. Nel corso di diverse ricerche condotte da Brain2Market su intefacce web, sia desktop che mobile, è più volte emerso questo dualismo critico. A seguito dell’esecuzione di test di usabilità, diversi soggetti hanno dichiarato di aver portato a...
Fashion UX: un’immagine perfetta può non essere sufficiente

Fashion UX: un’immagine perfetta può non essere sufficiente

Dietro a ogni pubblicità di moda c’è uno studio estremamente accurato per ideare una comunicazione accattivante ed offrire al consumatore un’esperienza fortemente emozionale. Ma è sufficiente tutto ciò? Il settore della moda e del lusso assegnano alla comunicazione pubblicitaria un ruolo di primaria importanza per creare e veicolare l’identità e l’immagine di un marchio. In tali settori la pubblicità fonda la sua forza comunicativa sul potere dell’apparenza, costruendo immagini che prediligono spesso l’ostentazione del prodotto o il fascino distante delle modelle. Uno stile peculiare che, però, più che a “comunicare” in senso stretto tende alla spettacolarizzazione e alla trasmissione di messaggi prettamente emozionali. La ricerca di forme e stili innovativi è però a volte talmente esasperata da non sortire nel consumatore l’effetto desiderato. Attraverso l’uso delle Neuro Tecnologie alcuni brand stanno iniziando a comprendere meglio come funziona realmente il nostro focus attentivo, riuscendo così a creare campagne sempre più efficaci. Ricerche condotte tramite Eye Tracker hanno documentato che l’attenzione dei consumatori si focalizza maggiormente sugli aspetti fotografici di una pubblicità, piuttosto che sul brand in sé o sulle informazioni testuali, e che coloro che mostrano fissazioni (punti di attenzione oculare) di durata maggiore tendono a ricordare meglio i prodotti rappresentati. In collaborazione con Buzzdetector, azienda di Digital Intelligence e Strategic Business Insight,  Brain2Market ha condotto una ricerca sulla comunicazione social di brand del lusso. Il test ha previsto la somministrazione di alcune fotografie di prodotto: la metà delle immagini includeva anche la presenza di un soggetto (Vip, blogger, modella) mentre le altre rappresentavano il solo prodotto. Si è evidenziato che, se presente, il soggetto era la figura guardata più a...
Native advertising: quando la pubblicità si “maschera” da contenuto

Native advertising: quando la pubblicità si “maschera” da contenuto

Le statistiche dicono che la grandissima maggioranza (il 99.8%) dei banner vengono ignorati (banner blindness), e che il 50% dei click sono frutto di un errore. Una risposta al problema della viewability arriva dal native, ma anche questa soluzione va applicata con attenzione. Il native è una forma di pubblicità online che assume la forma grafica dei contenuti “nativi” del sito sul quale è ospitata, con l’obiettivo di ricreare sia nell’aspetto che nei contenuti un’esperienza intrinsecamente connessa al contesto. Al contrario della pubblicità tradizionale, che per comunicare il suo messaggio inevitabilmente interrompe e distrae l’utente, il native immerge il contenuto pubblicitario all’interno del contesto senza disturbarne la fruizione, poiché, assumendo le sembianze del contenuto, ne diventa parte (seguendo di fatto la strategia delle più tradizionali forme di publiredazionale / advertorial). Con l’obiettivo di valutare l’efficacia della pubblicità native rispetto ai banner tradizionali, Nielsen ha commissionato uno studio per determinare come avvengono i processi attentivi degli utenti. Il protocollo di ricerca prevedeva che ai partecipanti venisse somministrato un video che simulava l’esperienza dello scrolling in una pagina editoriale contentente sia banner che native ads. I risultati dello studio sono eloquenti: la pubblicità native ha ricevuto almeno il doppio dell’attenzione visiva rispetto ai banner. Inoltre, la parte testuale di questi ultimi risulta quasi completamente ignorata, a differenza della pubblicità native che invece, oltre ad attirare molta più attenzione, viene anche letta. Infine, la coerenza tematica tra intestazione nel native e contesto editoriale permette al messaggio di avere maggiore impatto e influenza sull’utente. Ai risultati emersi dalla ricerca si aggiunge il fatto che una pubblicità native ben fatta aumenta notevolmente la user...
E’ possibile “sedurre” il consumatore nell’e-commerce?

E’ possibile “sedurre” il consumatore nell’e-commerce?

Il sensory branding è una strategia di marketing che fa leva sui 5 sensi per condizionare il consumatore all’interno di un punto vendita. Ma è possibile suscitare un’esperienza simile nell’e-commerce attraverso gli strumenti che offre il web? Lo store è un punto strategico per il marketing, un luogo in cui concorrono diversi fattori per riuscire a creare bisogni consci e inconsci, soddisfatti, poi, da acquisti anche d’impulso. Pensiamo alle luci, all’arredamento, o anche al profumo diffuso nell’aria: sono elementi fondamentali per indurre il potenziale acquirente all’azione. Ma quando si tratta di shopping online, quali sono le variabili con cui siti e app possono giocare per stimolare gli acquisti? L’e-commerce è un’opportunità di vendita che generalmente fornisce all’utente maggiori informazioni e scelte per confrontare prodotti e prezzi e appaga di più i consumatori moderni che cercano comodità e rapidità. Ma nell’e-commerce è necessario anche sviluppare la capacità immaginativa del consumatore cercando di evocare al meglio le situazioni d’uso del prodotto. L’obiettivo è quello di incrementare la sua user experience e la soddisfazione che ne trae. Sappiamo che la maggior parte delle decisioni include una forte componente a livello inconscio, quindi adottare strategie di Neuro Marketing può aiutare a scegliere gli strumenti con cui stimolare l’immaginazione del consumatore, creando un’esperienza multisensoriale in grado di generare emozioni. E le piattaforme online sono il contesto ideale data la loro interattività, attraverso la quale è possibile integrare emozione, logica e istinto grazie al supporto di immagini, testi e suoni. Diventa necessario elaborare delle strategie di vendita che rispondano immediatamente alle esigenze reali degli utenti, ricordando l’importanza del primo impatto dettato da elementi di layout (colori di sfondo, disposizione prodotti, presentazione...
Uncanny valley: la Computer Grafica nella “valle del perturbante”

Uncanny valley: la Computer Grafica nella “valle del perturbante”

Un’ipotesi frequentemente citata e forse uno dei termini più suggestivi di tutta la robotica: l’uncanny valley, nonostante la sua fama, rappresenta una delle teorie meno comprese e sperimentate. Brain2Market ha deciso di verificarla. Nel 1970 Masahiro Mori, allora professore di robotica al Tokyo Institute of Technology, scrisse un saggio sulla reazione delle persone nei confronti di robot dall’apparenza e dal comportamento quasi umano, ipotizzando che la reazione sarebbe improvvisamente mutata da positiva/empatica a negativa/repulsiva se, all’aumentare del realismo umanoide, la rappresentazione sintetica si fosse avvicinata all’immagine umana senza però riuscire ad ottenerla perfettamente. In altre parole, la percezione di familiarità crollerebbe bruscamente quando un robot dovesse apparire e agire quasi, ma non esattamente, come un umano: questa “discesa” nel non familiare è appunto conosciuta come uncanny valley, la “valle del perturbante”. La figura illustra chiaramente la relazione tra il realismo della rappresentazione sintetica e la risposta emotiva del soggetto: all’aumentare della somiglianza umana il senso di familiarità aumenta, ma quando la somiglianza si avvicina alla perfezione il senso di familiarità non aumenta più linearmente, l’empatia diminuisce rapidamente e il grado di accettazione diventa fortemente negativo. Il successivo e rapido innalzamento della risposta emotiva, associato alla rappresentazione di un essere umano reale naturale (o di un androide perfettamente realistico), delimita chiaramente la “valle del perturbante”. Come suggerisce lo stesso Mori, per evitare repulsioni, è quindi meglio raggiungere il primo picco di familiarità, piuttosto che superare la valle rischiando di precipitare nelle sue profondità. In campo cinematografico l’uncanny valley ha ormai quasi acquisito lo status di dogma, a costante monito dei rischi di un’animazione in computer grafica che si avvicini pericolosamente alla...