Ad blocking: le strategie per non essere “bloccati”

Ad blocking: le strategie per non essere “bloccati”

Analizzando le reazioni biologiche (attenzione ed emozione) di soggetti sottoposti a diversi formati pubblicitari, è possibile selezionare scientificamente i formati meno invasivi che meritano di superare il filtro dell’ad blocking.

Un ad blocker è semplicemente un software creato con lo scopo di bloccare tutti i contenuti di tipo pubblicitario online. Attraverso questo strumento gli utenti possono continuare a fruire dei contenuti delle pagine, da cui viene però rimossa ogni forma di pubblicità.

L’ad blocking è un fenomeno che si sta sempre più diffondendo a livello mondiale con un’ampia concentrazione di utenti nelle fasce dei giovani adulti. Come riporta IAB, secondo una ricerca di PageFair condotta a Giugno 2015, nel mondo ci sono 198 milioni di utenti che hanno un ad blocker attivo, con una crescita del 41% rispetto allo stesso periodo del 2014. Anche in Italia il fenomeno ha dimensioni importanti: secondo una ricerca di GroupM effettuata a Ottobre 2015 su un campione di utenti con più di 18 anni, il 25% di essi utilizza gli ad blocker.

E’ chiaro che il fenomeno ha un impatto fortemente negativo nel mondo della comunicazione per investitori, centri media e concessionarie. La pubblicità è uno dei motori che sostiene l’industria di produzione dei contenuti digitali (gratuiti e non) e la sua eliminazione rischia di compromettere l’offerta di servizi e contenuti gratuiti.

D’altra parte, l’eccessiva invasività di pubblicità in vecchio stile “interruption” spinge gli utenti, esasperati, a bloccare le pubblicità che bloccano, in prima istanza, la loro navigazione.

L’unica vera soluzione per risolvere la questione è rimettere l’utente al centro dell’esperienza, considerando la sua effettiva percezione, superando sterili e datate contrapposizioni tra editori e utenti, in una logica win-win.

Nell’interesse di tutti, si sta infatti cercando una soluzione al fenomeno attraverso la definizione di linee guida per offrire formati pubblicitari non invasivi che permettano un’agile fruizione dei contenuti da parte dell’utente.

Il Neuro Marketing, che misura numericamente attenzione ed emozione degli utenti, è quindi lo strumento ideale per definire con scientificità i parametri da analizzare e le soluzioni da seguire.