A ciascuno il suo prezzo

A ciascuno il suo prezzo

Scegliere il prezzo di un prodotto è un lavoro complesso, ma grazie alle ultime ricerche sul settore stanno emergendo nuove chiavi di lettura che mettono in luce i diversi fenomeni che avvengono nella mente del consumatore. Molte delle ricerche finora effettuate sostengono che i prezzi che terminano con la dicitura “99 centesimi” (ad esempio 19.99 e simili) vengono percepiti a livello psicologico molto più distanti dalla cifra tonda (ad esempio 20) di quanto effettivamente siano. In conflitto con questa teoria troviamo invece la tesi secondo la quale i prezzi che sono visualmente più semplici sembrano anche più bassi (e quest’effetto è strettamente collegato alla quantità di numeri che compone la cifra). Inoltre, secondo alcuni esperimenti condotti, i prezzi precisi (che includono numeri dispari e decimali) possono risultare più credibili e regalano all’oggetto un maggior valore percepito. Altri studi, invece, sostengono che i consumatori “valutano” mentalmente i prezzi letti e che all’aumento di cifre e decimali (e quindi complessità) corrisponde una percezione di prezzo maggiore. È quindi preferibile un prezzo tondo che viene percepito come più basso o un prezzo preciso che implica una sensazione di valore aggiunto? La risposta non è così semplice. Gli studi più recenti concludono che il prezzo viene percepito meglio se è coerente al modo in cui i consumatori valutano l’oggetto da acquistare. I prezzi tondi, ad esempio, performano meglio quando le decisioni di acquisto sono guidate dall’emozione, mentre i prezzi in centesimi funzionano se l’acquisto viene valutato attraverso la logica. I prezzi tondi sono infatti più semplici per il cervello da elaborare (come le emozioni), mentre quelli complessi richiedono un lavoro cognitivo più intenso...
Micro video Advertising

Micro video Advertising

Il video advertising è una strategia in forte espansione ed in continua evoluzione: il formato video sta rapidamente sostituendo la pubblicità display statica diventando una scelta sempre più popolare tra i marchi che desiderano aumentare la propria brand awareness. Le potenzialità dimostrate dal formato video e lo sviluppo della tecnologia e delle piattaforme hanno portato a una crescente diffusione dei video pubblicitari attraverso le piattaforme web emergenti e soprattutto sui social network, all’interno dei quali è possibile anche profilare un pubblico targettizzato. Nel settore pubblicitario l’aspetto fondamentale è riuscire ad attirare l’attenzione del consumatore, coinvolgerlo ed essere ricordati in un panorama altamente competitivo. Per instaurare un legame tra brand e consumatori entrano in campo diversi elementi quindi è necessario studiare le migliori strategie per creare un dialogo efficace. Il video advertising offre proprio questa opportunità dal momento che è un formato altamente coinvolgente e capace di creare un legame emotivo con il pubblico, oltre a incoraggiare la condivisione attraverso i social puntando alla viralità. Idealmente il video deve presentarsi con un frame d’anteprima attraente per richiamare l’attenzione del pubblico e spingerlo a visualizzarne il contenuto. La narrazione deve poi essere avvincente per convincere l’utente a proseguire la visione senza abbandonarla, oltre ad adattarsi all’audience che si vuole colpire. Attrazione e coinvolgimento sono quindi i pilastri su cui si fonda un’efficace video advertising, ma anche la brevità riveste un ruolo di estrema importanza. Nel corso degli ultimi due anni, i riflettori si sono concentrati sui video brevi: ne è un esempio il lancio da parte di YouTube del bumper video da 6” e il successo iniziale di piattaforme come Vine (ora non più attiva). Il formato micro video (6...
DEM o SPAM?

DEM o SPAM?

Anche la mente ha un filtro anti-SPAM, che rischia di bloccare le migliori campagne DEM. Il Direct E-mail Marketing (DEM) è una forma di comunicazione pubblicitaria che avviene tramite posta elettronica e, dal momento che le e-mail vengono inviate solo a utenti selezionati e geolocalizzati, è uno strumento adatto a colpire target specifici. Le campagne DEM veicolano informazioni commerciali e promozionali, anche per periodi ristrettissimi, quindi anche sotto questo aspetto si differenziano dagli altri canali di comunicazione. Le caratteristiche esposte sono il motivo per cui questo strumento si è diffuso in maniera esponenziale, infatti, a differenza delle più generiche pubblicità display (che finiscono spesso per essere oscurate dalla banner blindness) il fatto di rivolgersi direttamente a un target predefinito di utenti si è rivelato estremamente efficace. Parallelamente alla loro diffusione, però, gli utenti hanno iniziato a interpretare le DEM come SPAM (messaggi non desiderati) inficiandone quindi l’efficacia. Secondo uno studio pubblicato da Marketingsherpa (istituto di ricerca statunitense), molti destinatari delle DEM decidono di contrassegnare le e-mail ricevute come SPAM, a causa di diversi motivi. Innanzitutto la frequenza di invio: il 45,8% sostiene di ricevere troppe comunicazioni e troppo spesso. Il 31,6% degli utenti, invece, dichiara di contrassegnare le email ricevute come SPAM a causa di contenuti ritenuti irrilevanti, mentre il 10,4% perché le considera “impersonali”. Per evitare questo fenomeno è necessario rimettere gli utenti al centro dell’esperienza, esaminando meglio l’effettiva percezione delle comunicazioni a loro rivolte. Proprio in questo contesto si inseriscono le Neuro Tecnologie. Rilevando le reazioni biologiche del target di riferimento sottoposto a diverse tipologie di DEM, è possibile comprendere come superare i bias cognitivi e individuare le euristiche più efficaci per realizzare...
Digital vs. Print. Ragione ed emozione.

Digital vs. Print. Ragione ed emozione.

La potenza della comunicazione digitale è oggettiva, ma è realmente più efficace rispetto a quella stampata? In un contesto sempre più digitalizzato anche il settore della comunicazione, intesa in ogni sua forma, ha costantemente abbandonato i vecchi formati cartacei in favore di DEM (Direct Email Marketing), web ad, cataloghi digitali. La continua affermazione dei device mobili ha completamente trasformato il panorama della comunicazione, e il trend degli ultimi anni aveva alimentato la previsione che il digitale, a causa delle sue peculiarità tra cui spicca la pervasività, avrebbe completamente sostituito la carta stampata. Ma il digitale, rispetto a mezzi di comunicazione più tradizionali, è realmente sempre vincente? Con la diffusione delle Neuro Tecnologie è stato possibile indagare la reale percezione del pubblico nei confronti delle due differenti forme di comunicazione. I risultati emersi palesano l’estrema differenza tra i due formati e giungono a una conclusione inaspettata: anche se i consumatori trascorrono sempre più tempo utilizzando dispositivi digitali, il mezzo cartaceo può colpire la nostra percezione in modo estremamente più potente. In dimostrazione a questa tesi sono state condotte alcune ricerche: diverse forme di comunicazione/pubblicità, proposte sia su mezzi digitali che fisici, sono state somministrate ad alcuni soggetti, le cui reazioni venivano rilevate tramite Eye Tracker e caschetto elettroencefalografico (EEG). I risultati sono eloquenti: in diversi ambiti la comunicazione cartacea ha un’influenza maggiore rispetto a quella digitale. Innanzitutto i soggetti hanno dimostrato di trascorrere una maggiore quantità di tempo a visionare il mezzo cartaceo e di ricordare meglio le informazioni in esso contenute. Inoltre, analizzando le reazioni cerebrali rilevate con il caschetto EEG, è emerso che tramite il mezzo cartaceo il...
Fashion UX: un’immagine perfetta può non essere sufficiente

Fashion UX: un’immagine perfetta può non essere sufficiente

Dietro a ogni pubblicità di moda c’è uno studio estremamente accurato per ideare una comunicazione accattivante ed offrire al consumatore un’esperienza fortemente emozionale. Ma è sufficiente tutto ciò? Il settore della moda e del lusso assegnano alla comunicazione pubblicitaria un ruolo di primaria importanza per creare e veicolare l’identità e l’immagine di un marchio. In tali settori la pubblicità fonda la sua forza comunicativa sul potere dell’apparenza, costruendo immagini che prediligono spesso l’ostentazione del prodotto o il fascino distante delle modelle. Uno stile peculiare che, però, più che a “comunicare” in senso stretto tende alla spettacolarizzazione e alla trasmissione di messaggi prettamente emozionali. La ricerca di forme e stili innovativi è però a volte talmente esasperata da non sortire nel consumatore l’effetto desiderato. Attraverso l’uso delle Neuro Tecnologie alcuni brand stanno iniziando a comprendere meglio come funziona realmente il nostro focus attentivo, riuscendo così a creare campagne sempre più efficaci. Ricerche condotte tramite Eye Tracker hanno documentato che l’attenzione dei consumatori si focalizza maggiormente sugli aspetti fotografici di una pubblicità, piuttosto che sul brand in sé o sulle informazioni testuali, e che coloro che mostrano fissazioni (punti di attenzione oculare) di durata maggiore tendono a ricordare meglio i prodotti rappresentati. In collaborazione con Buzzdetector, azienda di Digital Intelligence e Strategic Business Insight,  Brain2Market ha condotto una ricerca sulla comunicazione social di brand del lusso. Il test ha previsto la somministrazione di alcune fotografie di prodotto: la metà delle immagini includeva anche la presenza di un soggetto (Vip, blogger, modella) mentre le altre rappresentavano il solo prodotto. Si è evidenziato che, se presente, il soggetto era la figura guardata più a...
Native advertising: quando la pubblicità si “maschera” da contenuto

Native advertising: quando la pubblicità si “maschera” da contenuto

Le statistiche dicono che la grandissima maggioranza (il 99.8%) dei banner vengono ignorati (banner blindness), e che il 50% dei click sono frutto di un errore. Una risposta al problema della viewability arriva dal native, ma anche questa soluzione va applicata con attenzione. Il native è una forma di pubblicità online che assume la forma grafica dei contenuti “nativi” del sito sul quale è ospitata, con l’obiettivo di ricreare sia nell’aspetto che nei contenuti un’esperienza intrinsecamente connessa al contesto. Al contrario della pubblicità tradizionale, che per comunicare il suo messaggio inevitabilmente interrompe e distrae l’utente, il native immerge il contenuto pubblicitario all’interno del contesto senza disturbarne la fruizione, poiché, assumendo le sembianze del contenuto, ne diventa parte (seguendo di fatto la strategia delle più tradizionali forme di publiredazionale / advertorial). Con l’obiettivo di valutare l’efficacia della pubblicità native rispetto ai banner tradizionali, Nielsen ha commissionato uno studio per determinare come avvengono i processi attentivi degli utenti. Il protocollo di ricerca prevedeva che ai partecipanti venisse somministrato un video che simulava l’esperienza dello scrolling in una pagina editoriale contentente sia banner che native ads. I risultati dello studio sono eloquenti: la pubblicità native ha ricevuto almeno il doppio dell’attenzione visiva rispetto ai banner. Inoltre, la parte testuale di questi ultimi risulta quasi completamente ignorata, a differenza della pubblicità native che invece, oltre ad attirare molta più attenzione, viene anche letta. Infine, la coerenza tematica tra intestazione nel native e contesto editoriale permette al messaggio di avere maggiore impatto e influenza sull’utente. Ai risultati emersi dalla ricerca si aggiunge il fatto che una pubblicità native ben fatta aumenta notevolmente la user...
E’ possibile “sedurre” il consumatore nell’e-commerce?

E’ possibile “sedurre” il consumatore nell’e-commerce?

Il sensory branding è una strategia di marketing che fa leva sui 5 sensi per condizionare il consumatore all’interno di un punto vendita. Ma è possibile suscitare un’esperienza simile nell’e-commerce attraverso gli strumenti che offre il web? Lo store è un punto strategico per il marketing, un luogo in cui concorrono diversi fattori per riuscire a creare bisogni consci e inconsci, soddisfatti, poi, da acquisti anche d’impulso. Pensiamo alle luci, all’arredamento, o anche al profumo diffuso nell’aria: sono elementi fondamentali per indurre il potenziale acquirente all’azione. Ma quando si tratta di shopping online, quali sono le variabili con cui siti e app possono giocare per stimolare gli acquisti? L’e-commerce è un’opportunità di vendita che generalmente fornisce all’utente maggiori informazioni e scelte per confrontare prodotti e prezzi e appaga di più i consumatori moderni che cercano comodità e rapidità. Ma nell’e-commerce è necessario anche sviluppare la capacità immaginativa del consumatore cercando di evocare al meglio le situazioni d’uso del prodotto. L’obiettivo è quello di incrementare la sua user experience e la soddisfazione che ne trae. Sappiamo che la maggior parte delle decisioni include una forte componente a livello inconscio, quindi adottare strategie di Neuro Marketing può aiutare a scegliere gli strumenti con cui stimolare l’immaginazione del consumatore, creando un’esperienza multisensoriale in grado di generare emozioni. E le piattaforme online sono il contesto ideale data la loro interattività, attraverso la quale è possibile integrare emozione, logica e istinto grazie al supporto di immagini, testi e suoni. Diventa necessario elaborare delle strategie di vendita che rispondano immediatamente alle esigenze reali degli utenti, ricordando l’importanza del primo impatto dettato da elementi di layout (colori di sfondo, disposizione prodotti, presentazione...
L’innovazione di BRAIN2MARKET in SMAU 2016

L’innovazione di BRAIN2MARKET in SMAU 2016

SMAU è l’appuntamento annuale di riferimento per chi è interessato a sviluppare il proprio business attraverso le soluzioni tecnologiche più avanzate, l’innovazione proposta da startup e laboratori di ricerca, i migliori partner e i casi di successo più significativi. Brain2Market sarà presente a SMAU 2016 nell’area espositiva della Regione Lombardia dedicata alle startup innovative. Brain2Market introduce sul mercato italiano l’applicazione delle Neuro Tecnologie alle strategie aziendali per l’ottimizzazione dei processi decisionali. Uno strumento innovativo per ricerche di mercato (Neuro Marketing), valutazioni di User Experience (Neuro UX / Neuro Design), sviluppo di applicazioni gaming e soluzioni Brain-Computer-Interface (Neuro Gaming, BCI, IoT). L’offerta di Bran2Market si rivolge ad Aziende, Gruppi editoriali, Agenzie di comunicazione, Studi di design, PA, Istituzioni, Partiti politici. Brain2Market offre l’ingresso a SMAU 2016 a chi è interessato ad approfondire la conoscenza delle Neuro Tecnologie e delle loro applicazioni, registrandosi direttamente su questa pagina.  (SMAU ricorda che la manifestazione è riservata a imprenditori, decisori aziendali, manager e dirigenti di imprese e Pubblica Amministrazione, operatori del canale ICT)  ...