Neuropolitica

Neuropolitica

Per quanto ci si possa sforzare di analizzare razionalmente i programmi e i discorsi dei candidati politici, le scelte degli elettori sono estremamente influenzate dalle caratteristiche non razionali dei candidati, come quelle fisiche e comportamentali. Numerosi studi hanno infatti rivelato che spesso sono gli elementi apparentemente superficiali e i giudizi istintivi ad influenzare le decisioni di voto. I politici hanno a disposizione diverse strategie per persuadere gli elettori ed influenzarne le decisioni; durante una campagna elettorale vengono infatti spesi tempo ed energie per elaborare un’immagine efficace del candidato. Innanzitutto analisi e strategie di prossemica: la gestione del corpo nell’ambiente fisico, la gestualità, il comportamento, le distanze mantenute all’interno di uno spazio di comunicazione sono tutte armi importanti per fare presa sul pubblico. Focalizzandosi sul viso ci sono le espressioni e il contatto visivo che, oltre ad avere un forte potere persuasivo, viene percepito come indicatore delle qualità del parlante, trasmettendo al destinatario valori come sincerità e onestà. Da tempo le Neuro Tecnologie vengono utilizzate in diversi settori per valutare la reazione del pubblico davanti a uno stimolo, e l’attuale applicazione alla sfera politica è un fenomeno emergente a livello mondiale. In un numero sempre maggiore di Paesi ci si rivolge alla scienza durante le campagne elettorali per conoscere il pubblico votante e intuire come facilitare la vittoria di un candidato. Con il supporto di società di ricerca come Brain2Market è possibile valutare ogni forma di comunicazione come video, immagini e stampa. Ad esempio, durante le elezioni messicane del 2012, il presidente Enrique Peña Nieto fece ricorso alla misurazione delle onde cerebrali, battito cardiaco, espressione facciale e alterazione epidermica per...
L’innovazione di BRAIN2MARKET in SMAU 2016

L’innovazione di BRAIN2MARKET in SMAU 2016

SMAU è l’appuntamento annuale di riferimento per chi è interessato a sviluppare il proprio business attraverso le soluzioni tecnologiche più avanzate, l’innovazione proposta da startup e laboratori di ricerca, i migliori partner e i casi di successo più significativi. Brain2Market sarà presente a SMAU 2016 nell’area espositiva della Regione Lombardia dedicata alle startup innovative. Brain2Market introduce sul mercato italiano l’applicazione delle Neuro Tecnologie alle strategie aziendali per l’ottimizzazione dei processi decisionali. Uno strumento innovativo per ricerche di mercato (Neuro Marketing), valutazioni di User Experience (Neuro UX / Neuro Design), sviluppo di applicazioni gaming e soluzioni Brain-Computer-Interface (Neuro Gaming, BCI, IoT). L’offerta di Bran2Market si rivolge ad Aziende, Gruppi editoriali, Agenzie di comunicazione, Studi di design, PA, Istituzioni, Partiti politici. Brain2Market offre l’ingresso a SMAU 2016 a chi è interessato ad approfondire la conoscenza delle Neuro Tecnologie e delle loro applicazioni, registrandosi direttamente su questa pagina.  (SMAU ricorda che la manifestazione è riservata a imprenditori, decisori aziendali, manager e dirigenti di imprese e Pubblica Amministrazione, operatori del canale ICT)  ...
I tuoi utenti sono pesci rossi?

I tuoi utenti sono pesci rossi?

La capacità di concentrazione umana si è notevolmente abbassata negli ultimi anni: diventa indispensabile riuscire a ottimizzare i pochi secondi che l’utente ha a disposizione. E’ risaputo che la capacità di concentrazione media di un pesce rosso è di 9 secondi. Uno studio condotto da Microsoft nel 2015 rivela che adesso le persone in generale perdono la concentrazione dopo soli 8 secondi, fenomeno che mette in evidenza gli effetti dello stile di vita contemporaneo incentrato su rapidità e multitasking. Il test è stato condotto in Canada e ha rilevato l’attività cerebrale di un campione di partecipanti attraverso un caschetto EEG (elettroencefalografico). Con i risultati raccolti Microsoft ha scoperto che dall’anno 2000 (da quando approssimativamente è iniziata la rivoluzione dei dispositivi mobili) la capacità di concentrazione media è calata da 12 a 8 secondi, mentre l’abilità nel multitasking è aumentata notevolmente. Microsoft ha teorizzato che i cambiamenti avvenuti siano il risultato della facoltà di adattamento cerebrale: una capacità di concentrazione inferiore, infatti, può essere conseguenza dell’evoluzione e diffusione dell’internet mobile e, parallelamente, di un aumento dell’abilità di multitasking. Il principio “Less is more” diventa quindi chiave: per coinvolgere l’utente la brevità risulta essenziale, come la capacità di creare introduzioni ancora più d’impatto. Ad esempio è noto che i primi 10 secondi di un video rappresentano l’intervallo più critico poiché in seguito si iniziano a perdere un numero considerevole di utenti. Addirittura in alcune strategie pubblicitarie video, come il pre-roll e l’autoplay, l’attenzione si riduce a pochissimi secondi. L’importanza della brevità è evidente anche per i contenuti di tipo editoriale: uno stile conciso è sicuramente il miglior modo per non perdere...
Ad blocking: le strategie per non essere “bloccati”

Ad blocking: le strategie per non essere “bloccati”

Analizzando le reazioni biologiche (attenzione ed emozione) di soggetti sottoposti a diversi formati pubblicitari, è possibile selezionare scientificamente i formati meno invasivi che meritano di superare il filtro dell’ad blocking. Un ad blocker è semplicemente un software creato con lo scopo di bloccare tutti i contenuti di tipo pubblicitario online. Attraverso questo strumento gli utenti possono continuare a fruire dei contenuti delle pagine, da cui viene però rimossa ogni forma di pubblicità. L’ad blocking è un fenomeno che si sta sempre più diffondendo a livello mondiale con un’ampia concentrazione di utenti nelle fasce dei giovani adulti. Come riporta IAB, secondo una ricerca di PageFair condotta a Giugno 2015, nel mondo ci sono 198 milioni di utenti che hanno un ad blocker attivo, con una crescita del 41% rispetto allo stesso periodo del 2014. Anche in Italia il fenomeno ha dimensioni importanti: secondo una ricerca di GroupM effettuata a Ottobre 2015 su un campione di utenti con più di 18 anni, il 25% di essi utilizza gli ad blocker. E’ chiaro che il fenomeno ha un impatto fortemente negativo nel mondo della comunicazione per investitori, centri media e concessionarie. La pubblicità è uno dei motori che sostiene l’industria di produzione dei contenuti digitali (gratuiti e non) e la sua eliminazione rischia di compromettere l’offerta di servizi e contenuti gratuiti. D’altra parte, l’eccessiva invasività di pubblicità in vecchio stile “interruption” spinge gli utenti, esasperati, a bloccare le pubblicità che bloccano, in prima istanza, la loro navigazione. L’unica vera soluzione per risolvere la questione è rimettere l’utente al centro dell’esperienza, considerando la sua effettiva percezione, superando sterili e datate contrapposizioni tra editori e...
Sadvertising: come provocare le giuste lacrime

Sadvertising: come provocare le giuste lacrime

Rispetto ai più tradizionali spot di “intrattenimento” vediamo oggi emergere un tipo di pubblicità che ha l’obiettivo di emozionare i consumatori nel profondo. Ma quali emozioni veicolare e come farlo? Per la pubblicità emozionale l’efficacia dello spot risiede solo nelle emozioni che provoca: spesso, quindi, non c’è un’informazione specifica da veicolare né alcuna componente razionale. Per attivare efficacemente le emozioni, i messaggi pubblicitari ricorrono ai principi base dello storytelling, l’arte del racconto, poiché come esseri umani siamo costantemente alla ricerca di connessioni con la vita, e lo storytelling, appunto, risponde a questa necessità. All’interno di un panorama mediatico saturo di stimoli e messaggi, è sempre più complesso per un brand coinvolgere il pubblico e farsi ricordare. Per diversi anni le agenzie pubblicitarie hanno utilizzato storie ricche di ironia e divertimento affinchè un prodotto colpisse il proprio target, ma ultimamente la realtà sta evolvendo: i brand ora cercano di creare contenuti atti ad instaurare una relazione più profonda con i consumatori, vogliono farli emozionare provocando in essi anche commozione, tristezza, malinconia. Un nuovo modo di fare marketing, definito proprio per questa sua peculiarità “sadvertising”. Gli studi condotti sinora, anche da Brain2Market, hanno dimostrato che, se un messaggio percorre la strada delle emozioni forti, non solo avrà un impatto maggiore, ma aumenterà anche la sua condivisione attraverso i social network. Anche i contenuti tristi e malinconici possono catturare l’attenzione dell’utente e contemporaneamente spingerlo a parlare del brand. Se l’efficacia di tale stategia è stata numericamente dimostrata, è necessario però considerarne anche i limiti: in termini di ricaduta diretta sull’immagine del brand, ma anche di compatibilità con lo stesso; se l’emozione “triste” veicolata...
Neuro Editing e durata dei video pubblicitari

Neuro Editing e durata dei video pubblicitari

E’ possibile ridurre la durata di un video e al contempo massimizzarne l’impatto emotivo? Grazie all’analisi delle onde cerebrali, sì. Il concept di un video pubblicitario viene solitamente strutturato sulla classica durata di 30 o 60 secondi, ma spesso le esigenze di nuovi formati richiedono anche l’estrazione di formati più brevi: 20, 10, fino a pochissimi secondi. Tuttavia, mentre la versione “lunga” viene attentamente discussa, analizzata e valutata, quelle “brevi” sono spesso il risultato di un semplice taglio della versione completa. L’impatto e l’efficacia dello spot rischiano quindi di diminuire notevolmente. Durante la visione di un video, le emozioni dell’osservatore possono rivelare “picchi” e “valli” in relazione alla sua risposta ai differenti momenti del filmato. Registrando queste reazioni tramite Neuro Tecnologie (ad esempio, caschetto EEG) è possibile selezionare i momenti più impattanti e successivamente montare solo questi. Così facendo l’effetto complessivo viene massimizzato per la durata richiesta. Un’applicazione particolarmente efficace riguarda i video pubblicitari in pre-roll o autoplay: inserendo nei primi secondi i momenti più efficaci, aumenta la possibilità che l’utente scelga di proseguire con la visione del video pubblicitario piuttosto che chiuderlo immediatamente.    ...
Il packaging è un abito. Tagliato su misura.

Il packaging è un abito. Tagliato su misura.

Nella complessità di un punto vendita, soltanto alcuni prodotti attraggono l’attenzione del cliente superando il filtro istintivo della “attenzione selettiva”. L’attenzione selettiva è un processo naturale e istintivo nel nostro cervello: è quindi di fondamentale importanza comprendere quali elementi nel packaging fanno sì che un prodotto venga ignorato o notato a prima vista. Immagini e testo sono variabili essenziali per creare l’identità di una confezione, come la sua forma e le sue dimensioni. Se utilizzati sapientemente questi elementi possono avere effetti significativi sul consumatore, provocando risposte emozionali positive che stimolano all’acquisto. Classicamente il marketing si affida a ricerche di mercato tradizionali per indagare le abitudini e i comportamenti dei consumatori, ma i dati ricavati sono solo parzialmente utili ad individuare le soluzioni migliori affinché un prodotto attiri l’attenzione. Anche l’analisi delle vendite è un metodo indiretto e semplificato per valutare l’efficacia di un pack, ma sarà del tutto inutile a comprendere “cosa” funziona e “perché”, non isolando l’effetto di ogni variabile coinvolta nella decisione d’acquisto. Elementi grafici come colore, immagini e testo modificano profondamente l’effetto che una confezione avrà sul potenziale acquirente e comprendere quale sia il giusto equilibrio tra le varie componenti è fondamentale per soddisfare le aspettative del consumatore. E’ necessario, in particolare, tenere in considerazione che la rilevanza di ogni elemento varia in base alla tipologia di prodotto e che l’impatto sul consumatore sarà positivo se la confezione sarà in grado di veicolare valori ed emozioni coerenti con il prodotto. Per realizzare un pack d’impatto e in grado di creare desiderio nell’acquirente è sicuramente efficace ricorrere alle Neuro Tecnologie: utilizzando gli occhiali Eye Tracker e il caschetto...
Product Placement: facciamoci vedere (e ricordare)

Product Placement: facciamoci vedere (e ricordare)

La fusione tra pubblicità e prodotto audiovisivo è una tecnica promozionale utilizzata da diversi anni e con frequenza sempre maggiore. Ma è sempre funzionale a raggiungere l’obiettivo prefissato? ll product placement è una forma di pubblicità indiretta che prevede il riferimento o l’inserimento di un prodotto o un brand all’interno di una trama audiovisiva. Grazie a questa metodologia, anche se lo spettatore istintivamente cerca di evitare gli spot pubblicitari, verrà comunque raggiunto dalla comunicazione commerciale. Nonostante la sua diffusione, però, è stato dimostrato che il product placement non è sempre efficace: in molti casi infatti il prodotto o il brand non vengono ricordati (brand recall), o vengono ricordati ma con fastidio, a causa della loro invasività ed estraneità rispetto al contesto. A dispetto della continua esposizione a logo e marchi, infatti, lo spettatore è capace di identificarne e ricordarne solo un numero limitato e con maggiore probabilità quando il prodotto viene integrato nella trama assumendo un significato all’interno della narrazione. Nella valutazione della corretta strategia per rendere efficace un product placement, il Neuro Marketing fornisce un contributo fondamentale. Innanzitutto, attraverso l’Eye Tracker è possibile rilevare l’effettiva attenzione visiva dello spettatore verso il prodotto inserito e, mediante caschetto EEG, la sua reazione emotiva (in particolare, fastidio o coinvolgimento positivo). In aggiunta, è possibile anche valutare se l’inserimento del prodotto nei momenti di maggior coinvolgimento attentivo ed emozionale (sempre rilevati tramite caschetto EEG) possa provocare un aumento di memorabilità del brand inserito.    ...
Neurocinema: la settima arte diventa scienza

Neurocinema: la settima arte diventa scienza

“La creazione è basata su un’esatta scienza delle reazioni del pubblico”. Hitchcock amava riconoscersi l’abilità nel controllare e manipolare le menti degli spettatori (Douchet, 1985). Ogni regista da sempre ricerca uno specifico livello di controllo (anche virtualmente minimo) sulle reazioni dei propri spettatori, mediante scelte stilistiche e tecniche filmiche (dalla sceneggiatura al montaggio, dalla fotografia agli effetti visuali) per canalizzare attenzione ed emozione nel pubblico in modo predeterminato. Ora questi livelli di controllo possono essere indagati, misurati e rappresentati numericamente, con evidenza scientifica attraverso l’uso delle Neuro Tecnologie. Nasce così il Neurocinema, la scienza che studia le reazioni sensoriali, cognitive ed affettive degli spettatori agli stimoli filmici. Un campo d’indagine interdisciplinare che avvicina scienza e arte, con implicazioni teoriche e commerciali. La possibilità di misurare gli effetti della visione filmica sul cervello degli spettatori fornisce un nuovo strumento teorico per l’analisi di generi e stili cinematografici ma anche una nuova metodologia di valutazione commerciale del prodotto audiovisivo in generale. Un crescente numero di società di neuro marketing ha infatti recentemente iniziato ad analizzare film per le più grandi produzioni, usando le rilevazioni cerebrali per esaminare e perfezionare elementi come sceneggiatura, fotografia, montaggio, effetti visuali e sonori, casting, fino alla ottimizzazione di trailer e campagna mediatica, con l’esplicito scopo di aiutare la distribuzione a massimizzare il profitto. Recentemente, anche Brain2Market ha avviato un filone di ricerca in Neurocinema, focalizzato sull’analisi della reazione agli stimoli filmici mediante Eye Tracker, caschetto EEG/EMG e sensori GSR e PPG, per l’investigazione di alcune variabili tecnico-filmiche, in particolare: Neuro Editing e ottimizzazione trailer/spot commerciali, rappresentazione della figura umana reale e sintetica, visione stereoscopica 3D e...
Neuro Retail

Neuro Retail

Il successo di un punto vendita è determinato essenzialmente dalla percezione inconsapevole. Ora, attraverso il Neuro Marketing, è possibile analizzare l’esperienza dell’acquirente approfondendo questo aspetto fondamentale. Lo store è un ambiente complesso da analizzare: i potenziali acquirenti sono esposti a centinaia di stimoli, prodotti, etichette, oltre a svariate forme di comunicazione. Per districarsi in tale complessità il cervello sviluppa alcuni meccanismi che non solo sono molto rapidi, ma soprattutto avvengono quasi completamente a livello inconsapevole (infatti è dimostrato che solo il 5% delle nostre decisioni è frutto di scelte consapevoli). Diventa quindi indispensabile indagare su cosa avviene nella mente dell’acquirente per capire come far leva sull’esperienza e sulle sue emozioni. Le ultime strumentazioni neurotecnologiche, grazie a portabilità e non invasività, permettono rilevazioni in tutto lo spazio tridimensionale, dalla classica analisi degli scaffali negli store, alla percezione di ambienti espositivi, location o segnaletica. Gli occhiali Eye Tracker rilevano i movimenti oculari, mentre il caschetto EEG permette di conoscere la reazione emotiva e l’impatto che gli svariati stimoli hanno sul quel 95% di scelta inconsapevole. L’esperienza di uno store inizia già fuori dal negozio stesso. Alcuni studi hanno ad esempio dimostrato che se un cliente viene esposto ad una pubblicità prima di entrare in un punto vendita, trascorrerà molto più tempo ad esplorare gli scaffali rispetto a chi non è estato esposto ad alcuna forma di advertising. Oltre alla pubblicità, però, sono molteplici i fattori che influenzano l’esperienza in uno store: la musica, la temperatura, l’illuminazione, il profumo possono modificare lo stato d’animo del cliente a vantaggio del venditore. Un studio svoltosi in una libreria, ad esempio, ha dimostrato che le...